La lingua tabarchina

Antica, particolare, impossibile da sentire lontano da qui, il tabarchino è assimilabile alla lingua in uso tra i pegliesi nel XVI secolo, antenati diretti dei carlofortini. Alla matrice originaria, nel corso della storia, si sono aggiunti prestiti dall’arabo, dal siciliano, dal francese.

Intessuta delle vicende di un passato travagliato, plasmata da una speciale nostalgia, questa lingua è parlata correntemente e non soltanto tra cittadini ma anche nei rapporti con le istituzioni locali. Durante i matrimoni civili gli sposi non di rado la usano per pronunciare la formula per il fatidico . I bambini imparano a tutt’oggi le filastrocche tabarchine e fin dai primi anni di scuola trovano ad attenderli sui banchi un sillabario e un sussidiario in questa lingua, realizzati per loro dalla scuola del paese; il Festival della Canzone Tabarchina è seguito quanto e più delle analoghe manifestazioni nazionali, e trova ampio spazio nelle radio e nelle televisioni locali. A studiosi isolani, animati da grande passione, si deve la messa a punto di una accurata grammatica e di un vocabolario tabarchino in costante aggiornamento: nelle sue pagine può dirsi riportata in sillabe l’identità stessa dei carlofortini.

Lingua madre

La peculiarità linguistica del tabarchino, pur riconosciuta dalla legge sarda in materia di valorizzazione del patrimonio linguistico ed etnografico regionale (legge regionale n. 26 del 15 ottobre 1997), non è tuttavia tutelata dalla più recente legge nazionale sulle minoranze linguistiche storiche (legge n. 482 del 15 dicembre 1999). E d’altra parte, è evidente, il mancato riconoscimento da parte dello Stato non impedisce che il tabarchino sia sentito dai carlofortini come un’espressione fondamentale della loro stessa comunità, e sia considerata dai più come la propria lingua madre, da tutti condivisa, senza distinzione di età o classe sociale. I dati recentemente raccolti dalla Regione Autonoma della Sardegna, attribuiscono all’isola un 86,7% di locutori tabarchini, con un 84% di giovani tra i quindici e i trentaquattro anni saldamente ancorati al suo uso.

Un parlare vivo

Nel corso del tempo la più ampia scolarizzazione, i legami strettissimi con ambienti estranei all’isola, la maggiore facilità degli spostamenti e la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, hanno toccato in modo significativo l’integrità di una lingua che, sino a pochi decenni fa, poteva dire di essersi conservata fedele a se stessa in modo davvero singolare. E d’altra parte, proprio la capacità di reinventarsi adattandosi a circostanze e mondi del tutto nuovi è il segno più evidente della vitalità di questa lingua. Vitalità riconfermata dall’istituzione di un Polo Linguistico, il cui impegno nella salvaguardia e nella diffusione del Tabarchino, ha portato a importanti realizzazioni negli ultimi anni e si è messo in luce come il principale riferimento per l’apprendimento della lingua locale e per la traduzione.

 

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