Tutta una serie di ordini brevi e perentori pronunciati dal rais caratterizzavano le fasi che procedevano la mattanza vera e propria. La sera prima il rais, persona solitamente riservata e riluttante a parlare di pesca, si rivolgeva al capo baracca e pronunciava la frase tanto attesa dalla ciurma "duman se va in etu" (domani si va in "alto").

Alle prime luci dell'alba, i tonnarotti prendevano posto, a seconda delle loro mansioni chi sul vascello, chi sul capo-rais chi sui palischermotti pronti per salpare. Il rais i cui poteri erano simili a quelli di un monarca assoluto saliva sulla barca ammiraglia detta musciora. Dalla costa, davanti agli alloggi della ciurma, quel caratteristico naviglio veniva trainato dai rimorchiatori (a forza di remi prima dell'avvento dei motori) al largo, sull'isola della tonnara. Qui giunti i barconi venivano ormeggiati, all'esterno della rete. Sola la musciora si spostava lentamente in lungo e in largo per l'isola: da essa il rais osservava lo spostamento dei tonni da una camera all'altra, che veniva consentito facendo scivolare sul fondo le porte, le pareti mobili che le separano. Il tutto si svolgeva in un silenzio quasi solenne che veniva interrotto ogni tanto dagli ordini precisi e perentori del rais. Erano quelli momenti di trepida ed emozionante attesa.

Il passaggio dei tonni da uno scomparto all'altro non avveniva infatti sempre in modo immediato. Se tutto procedeva regolarmente il rais esclamava "Montano! Montano!", e l'attesa quasi esasperante della ciurma si trasformava in un'affabile allegria. I tonni erano ormai giunti nella camera di ponente ed il loro destino era inevitabilmente segnato. Ma ancora un ostacolo li separava da quell'inconsapevole agonia: l'ultima porta. Era il momento in cui il rais si alzava in piedi e togliendosi il berretto esortava gli uomini alla preghiera che precedeva allo sterminio.

I tonnarotti lo imitavano nel gesto e spiccicando velocemente le parole, quasi che ognuno avesse il timore di farsi udire dai compagni a fianco recitavano l'orazione, perpetuando così un antico rituale propiziatorio. Seguiva un nuovo fermo comando del rais: "In nomme de Diu molla!" (In nome di Dio molla) e l'ultima porta mobile, quella che separa la camera di ponente dalla camera della morte scendeva rapida sul fondo. I tonni quasi presaghi del loro destino vi passavano lentamente e quando anche l'ultimo dei pesci era entrato in quest'ultima camera, giungeva un altro indiscutibile ordine del rais: "Léva!" urlava e la porta veniva nuovamente sollevata precludendo a quei poveri pesci ogni via di scampo.

Assicuratosi che tutto era stato eseguito in maniera inappuntabile "Amurscela!" ingiungeva ancora il rais e la porta veniva fissata con delle legature. I tonnarotti intanto con le mani nelle maglie e a forza di braccia cominciavano a sollevare il corpus. La loro azione era lenta ma continua, i movimenti erano quasi sincronizzati come in un magico cerimoniale. La fatica immane era appena lenita dagli issa! e forsa! (issa! forza!) che la ciurma intonava con monotona cadenza quasi come in una nenia. I muscoli intrisi di sudore e di salsedine si rilassavano e contraevano in un ritmo spasmodico Presto qualche pinna cominciava a fendere quello specchio di mare che subitaneamente si faceva ondoso e spumeggiante come in una tempesta. I tonni ormai avvertivano di essere stretti in una morsa mortale. E si dimenavano con gli occhi spaventati, quasi imploranti, si pigiavano e si cozzavano nella vana e disperata ricerca della vita. Il rais in piedi sul barbaricciu, non curante degli spruzzi e degli urti che riceveva per l'agitarsi disperato dei pesci continuava ad impartire ordini.

I tonni alla fine erano stanchi, disorientati, feriti. Il fatidico momento era giunto: matta! matta! imponeva il rais. La sentenza di morte era pronunciata. I tonnarotti dimenticavano la fatica fino allora profusa e venivano assaliti da un rinnovato fervore e da uno strano furore. Mani alle aste ed i tonni spossati e tramortiti venivano avvicinati alle murate del vascello e del capo-rais. Si assisteva allora ad un'altra prova di indescrivibile ed impareggiabile destrezza. Gli uomini si scambiavano espressioni scurrili ed irripetibili e tra di loro rivaleggiavano: ognuno voleva dar mostra della propria maestria. Il mare si tingeva di rosso per il sangue che usciva dalle ferite dei pesci. Lo spettacolo era unico suggestivo, cruento L'impari battaglia continuava furente e implacabile fino a quando l'ultima delle vittime designate non veniva issata a bordo.

@Nicolo Capriata per il Comune di Carloforte

 

Link relativi all'Articolo - La mattanza, il rito della pesca dei tonni


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