Il visitatore che non è mai stato a Carloforte, appena si imbarca sul traghetto che lo deve trasportare sull’isola percepisce subito che tira un’aria insolita, che c’è qualcosa di diverso, che sta per giungere in un “mondo” singolare. Queste prime sensazioni, per certi versi straordinarie, vengono avvertite anche da chi è più o meno informato sulle vicende storiche e sulla prospettive antropologiche che caratterizzano il paese e la comunità.

Il primo aspetto che il viaggiatore coglie immediatamente è la parlata degli isolani, antica, particolare, impossibile da ascoltare altrove, se si esclude la vicina Calasetta. E’ una lingua assimilabile a quella in uso tra i pegliesi del XVI secolo, antenati dei carlofortini, con qualche prestito arabo, siciliano e francese a conferma del lapalissiano concetto che ogni lingua è anche il risultato delle vicende storiche e demografiche dei suoi parlanti. E appena il caso di ricordare che Carloforte fu fondata da una colonia di pegliesi trasferitisi intorno al 1540 a Tabarca, un isolotto tunisino, per praticarvi la pesca del corallo e da qui, quasi due secoli dopo, trasmigrati in San Pietro (e questo è anche il motivo per il quale carlofortino è sinonimo di tabarchino).

Il bello della lingua tabarchina è costituito non solo dal fatto che sia una parlata antica e per certi aspetti variegata, ma che è parlata da tutti senza distinzione di età e di livello sociale. Questo aspetto, si diceva, il turista lo coglie già sul traghetto che lo trasporta all’isola udendo il vociare dei tanti tabarchini che quotidianamente vi s’imbarcano.

Le sensazioni di diversità si accrescono quando il viaggiatore, durante le manovre di attracco, si porta sulla tolda della nave e da qui impatta con la prima immagine della città: una lunga e alberata marina che richiama alla mente i paesi della riviera ligure.

Questa prima idea, una volta sbarcato, man mano che penetra nell’abitato viene rafforzata per lo stile architettonico delle case, per le decorazioni delle facciate, per i caratteristici tratti delle vie chiamate, anche qui come in Liguria, caruggi. Ma poi addentrandosi nella parte “alta” tra scalinate e ballatoi, muta la configurazione delle vie e con esse cambiano le percezioni, aumentano gli stupori: ora il borgo pur nella sua unicità ha qualcosa di arabo e mediterraneo.

Ecco questi primi contatti diretti e immediati con la realtà carlofortina, o tabarchina che dir si voglia, sono sicuramente strabilianti. Ma a queste emozioni, per così dire, uditive e visive vanno aggiunte quelle gustative, per i mille sapori che la cucina isolana può offrire. Carloforte tra le tante cose è anche il paradiso del gusto. Qui si possono apprezzare, o meglio assaporare, tante pietanze prelibate che vanno dal tonno, cotto in mille maniere e con mille salse, all’arabo cascà (cuscus), dalla fainè (farinata) genovese alla pasta alla carlofortina con sugo al tonno e pesto.

Questo è Carloforte, o meglio ciò che di Carloforte si coglie subito, quasi con impulso: un lingua, una cucina, una borgata davvero diversi e particolari sia nel loro insieme che nella loro unicità. Ma non è tutto. Se questi sono gli aspetti antropologici più evidenti, altri, straordinariamente interessanti, sono quelli che solitamente coglie il visitatore curioso, che si vuole informare sulla storia e sulla società carlofortina.

Non esiste (forse non è mai esistita) una comunità come quella tabarchina che vanta una rinomata tradizione su particolari attività: marineria, cantieristica navale, pesca del tonno, ma anche del corallo e delle aragoste, raccolta del sale, produzione di vino, tutte occupazioni che oltre a procurare duraturi vantaggi economici hanno generato tutta una serie di eccezionali e inconsueti aspetti tradizionali.

A tutto questo va aggiunto che nonostante la sua breve vita (la città è stata fondata 276 anni fa) Carloforte ha una storia affascinante, ricca di vicende straordinarie che hanno spesso valicato i confini della mera cronaca locale per sobbalzare a buon diritto nella storia nazionale.

Ce n’è e ne avanza per fare di Carloforte un’isola culturale quale in effetti è. Se l’isola dal punto di vista naturalistico presenta delle incomparabili bellezze altrettanto belli e unici sono i suoi aspetti culturali.

C come Carloforte e Cultura potrebbe sembrare solo uno slogan, invece è un binomio veritiero e quasi inscindibile. Visitate per credere.

 

@Nicolo Capriata per il Comune di Carloforte

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