I Galanzieri erano i marinai carlofortini che, all’inizio del ‘900, trasportavano via mare la galena o galanza, minerale di piombo che caricavano dalle vicine miniere del Sulcis Iglesiente -  Nebida, Masua, Funtanamare, Piscinas, Buggerru e Cala Domestica, sino al porto di Carloforte, dove veniva immagazzinato in attesa di essere imbarcato sulle navi dirette nella Penisola.  

Lo sviluppo delle industrie estrattive del Sulcis Iglesiente aveva fatto di Carloforte, all’inizio del ‘900,il secondo porto più importante della Sardegna, per numero di navi e quantità di merci trasportate, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico del paese.

I galanzieri erano uomini di grande forza e determinazione. La distanza da coprire poteva essere da 6 a 40 miglia, andata e ritorno, in qualunque condizione di vento e di mare, spesso a remi quando il vento non permetteva la navigazione a vela.

Il carico del minerale, in sacchi anche di 50 kg l’uno, veniva fatto a spalla, in condizioni disagiate, imbarcando il maggior numero possibile di merce, perché si veniva pagati in base a quanta galena si scaricava a destinazione, rischiando di affondare e di perdere non solo il prezioso carico, ma la vita stessa.

Molti non hanno fatto ritorno a casa. Non esistevano forme di tutela, la paga era bassa, il lavoro pericoloso. Presto le manifestazioni di protesta si fecero sentire. Alla fine dell’800 grazie all'iniziativa di Giuseppe Cavallera,  trovarono il  modo di organizzarsi e sostenere le proprie ragioni. Fu proprio lui a riunirli nell’organizzazione "Lega dei Battellieri", primo esempio di organizzazione sindacale.

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