L’Isola di San Pietro, con le sue 18 miglia di litorale, poco più di 33 chilometri, è un alternarsi di paesaggi accattivanti e variegati.

Lungo la costa orientale si succedono, incastonate come gemme in cale poco ampie e rassicuranti, le spiagge del Giunco,  Girin,  Punta Nera,  Guidi e la  Bobba.

Dopo la spiaggia - scogliera del Lucaise il paesaggio inizia  a cambiare e a inasprirsi per concedere ancora una spiaggia, la più grande dell’isola, l’unica tra le spiagge a consentire di ammirare i tramonti: la maestosa Caletta.

La costa occidentale, invece, offre uno scenario diverso, diventa più aspro e movimentato.

Quando si arriva a Capo Sandalo, il lembo occidentale più estremo d’Italia, dove svetta il Faro, il paesaggio stimola la fantasia, diventa quasi onirico, caratterizzato da guglie e spuntoni che assumono, in una sorta di gioco di ombre cinesi, le forme più svariate di oggetti e di animali. 

Continuano, poi, numerose cale, simili a piccoli fiordi che si protraggono fino alla parte settentrionale: Calafico, contrastante nel suo aspetto, così sereno e paradisiaco nei giorni di calma quanto impetuoso e suggestivo quando vento e  mare infuriano. La sponda sinistra è scura e malinconica, quella opposta argentea e lunare. La sintesi di queste contrapposizioni è nelle emozioni di sorpresa e incanto.

Calavinagra, la più selvaggia e impenetrabile. A sorpresa si apre sul mare, come un imbuto, con dinanzi un pizzico di terra, un isolotto dall’aspetto di un castello medioevale messo a protezione della sua quiete e del suo silenzio.

Nasca e la sua piscina naturale tra le rocce, protetta da picchi, pinnacoli e obelischi che adornano le scogliere, a tratti verdeggianti e a tratti lunari, su rocce dai colori variegati a picco sul mare.

E poi ancora Memerosso, Calalunga e tante, tante piccole rade e rientranze.

“…la visita alla costa occidentale è più simile ad una spedizione che a un’escursione”- ha scritto Ernst Jünger, il grande scrittore-filosofo del Novecento, riferendosi all’asperità e alla molteplicità delle forme del litorale isolano– “Perché la costa, a falesia e frastagliata, annovera, tra  strapiombi vertiginosi come la Borrona, tra mille sporgenze e insenature senza nome, numerosissimi anfratti, spesso molto piccoli da visitare e godere uno alla volta, diverse ampie grotte come quelle che si trovano sulla punta di Calafico le cui arcuate le fanno assomigliare alle entrate delle cattedrali gotiche, o quelle della Mezzaluna, che si innalzano per oltre quaranta metri sorrette da poderose colonne che portano alla memoria la visione di enormi templi megalitici, o ancora la Grotta della Punta delle Oche, quasi nascosta da una parte della costa da far pensare ad un covo di pirati, con un pendaglio sulla volta quasi fosse un lampadario.”

È una costa che non finisce mai di stupire e di richiamare alla mente immagini suggestive, come LaConca, del tutto simile a un anfiteatro dell’età classica, che fa pensare a sfide di gladiatori o alla rappresentazione dei drammi di Sofocle o Euripide. Oppure come Le Colonne, dove due faraglioni si stagliano alti sul mare, quasi messi a guardia del canale di San Pietro come due vecchi gendarmi, stanchi e pieni di acciacchi.

Ultimamente la colonna più vicina a terra ha subito una nuova ferita, è stata ulteriormente scalfita. Eppure per questi due faraglioni c’erano stati tempi più felici, soprattutto dopo l’aprile del 1993, quando diventarono Monumento Naturale e la loro immagine fu impressa in milioni di scatti dai turisti che le hanno ammirate.

È per tutte queste visioni, è per tutte queste emozioni percepite, vissute e condivise con altri, o avvertite intimamente e in silenzio (“…pochi luoghi della terra suscitano quel senso di solitudine che si gode qui…” - è ancora Junger che scrive) ed è per tanto e tanto altro ancora che la costa isolana è una delle belle della Sardegna.

 

Link relativi all'Articolo - Tour della costa dell'Isola di San Pietro


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