La Chiesa, dedicata ai Novelli Innocenti, è la più antica di Carloforte.

Fu edificata intorno al 1230, su disposizioni del Papa Gregorio IX, pare per rendere omaggio ai giovani crociati morti durante un naufragio al largo dell’Isola di San Pietro, mentre si recavano in Terra Santa.

Sebbene non ci siano prove certe, sono tanti gli indizi chiari e inequivocabili che confermano tali tesi.

La prima notizia sull’esistenza della chiesetta dei Novelli Innocenti ci viene fornita dal Chronicon del monaco Alberico delle Tre Fontane, scritto tra il 1230 e il 1240.

Il frate, dopo aver ricordato che due delle sette navi partite da Genova, a causa di un tempesta, affondarono nei pressi dell’Isola di San Pietro trasportando nel gorgo tutti i crociati fanciulli, aggiunge: “E, come si dice, dopo alcuni anni Papa Gregorio IX fece erigere in quella isola la chiesa dei Nuovi Innocenti”.

La conferma di quanto scrive Alberico, non sulla sua origine ma sulla presenza della Chiesa sull’isola nel XIII secolo, ci viene data dal “Compasso de Navigare”, il primo portolano scritto in volgare intorno al 1265, nel quale vi si legge della presenza sull’isola di una piccola chiesa.

Un’altra convalida ci viene data dalla relazione di Agostino Tagliafico, maggiorente tabarkino a cui si deve  durante la sua visita nell’isola nel 1737: “… e, in alcune pietre di detta chiesa, si leggono inscrizioni in lettera gotica”.

Sempre ad Agostino Tagliafico, principale artefice della colonizzazione di Carloforte, si deve la sua riedificazione nel 1742.

La Chiesa dei Novelli Innocenti, seppure piccola e semplice, è ricca di significato storico, non solo perché testimonianza di una parte della nostra storia medioevale, la crociata dei fanciulli, ma anche perché accoglie le spoglie di personaggi che hanno caratterizzato la storia di Carloforte e dei tabarkini: lo stesso Agostino Tagliafico e i suoi nipoti, Vittorio Porcile, primo tabarkino divenuto Ammiraglio della Regia Armata di Sardegna, con i fratelli  Andrea e Agostino Porcile.

Col passare del tempo, la chiesa cominciò a decadere sul piano strutturale e a perdere anche importanza dal punto di vista religioso, in quanto non vi si celebravano funzioni.

Nel 1928, grazie all’operosità del parroco Don Gabriele Pagani e alla generosità della nobildonna Limbania Porcile, si realizzarono diversi lavori.

Nel 1984 fu sottoposta a un nuovo intervento di restauro e, durante la demolizione dei vecchi intonaci, venne alla luce, nella nicchia sinistra dietro l’altare, l’affresco  di un ponte sopra un ruscello con lo sfondo di un castello. L’affresco rinvenuto è incompleto e non si sa quando e da chi fu dipinto.

Nel corso di questi lavori furono anche scoperte tracce di una preesistente fondazione e di un grosso masso lavorato di forma pentagonale. Il che fa supporre che la piccola chiesta sia stata edificata sopra un tempio pagano.

La chiesa si trova sotto la giurisdizione della Parrocchia di San Pietro, è catalogata come monumento nazionale e si trova sotto la tutela della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici e Storici delle provincie di Cagliari e Oristano.

Si trova alla fine di via Vincenzo Corvetto, nella periferia cittadina, a pochi minuti dal centro, sopra una piccola altura, circondata da abitazioni private.

Raggiungibile a piedi, non è accessibile alle persone con mobilità ridotta.

 

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