Fare trekking per i sentieri dell’isola è salutare per il fisico ma è anche balsamico per la mente e per lo spirito. A sostenerlo, o quanto meno a farlo intendere è il grande scrittore tedesco Ernest che a Carloforte, che amava profondamente, trascorse in anni diversi le sue vacanze. “Quante volte – scrive su Cacce sottili ho percorso questa isoletta, questa manciata di terra, lungo sentieri pietrosi. Non ci fu passeggiata in cui non facessi nuove scoperte. Nei lunghi inverni studiavo con impazienza la sua carta pretoriana, il foglio 232 della carta d’Italia, che era appeso nella mia stanza; c’erano sempre nomi di punte e di campi sconosciuti. Ero già stato al Bricco del Polpo, al Paradiso, alla Mandria? ” E lo scrittore-filosofo (forse sarebbe meglio aggiungere anche naturalista) percorse l’isola in lungo e in largo, anche attraverso mulattiere poco praticabili per scoprire e per godere insieme della natura dell’isola. Lui appassionato cultore dell’entomologia in ogni anonima stradina che percorreva tendeva l’occhio con la speranza di scorgere la Cicindela campestris saphyrina, il rarissimo coleottero (perché in tutto il mondo lo si trova solo sull’isola di San Pietro) dalla corazza di un bellissimo colore brillante confinante tra il blu e l’azzurro. Purtroppo Jünger non lo trovò mai (e un po’ dispiace) ma in compenso godette, lui conoscitore tra le tante cose anche di flora e di fauna, delle numerose scoperte che fece e dalle intense visioni che lo appagarono.

Perché i cinquanta chilometri quadrati o poco più del territorio isolano, per la maggior parte incontaminati, sono una sorta di museo a cielo aperto, popolato com’è da piante e animali. I botanici hanno contato oltre 520 specie vegetali, alcune molto rare, come l’acchiappamosche che fiorisce solo nelle isole minori sarde e nell’arcipelago delle Baleari, e una addirittura esclusiva solamente dell’isola. È l’Astragalo (astragalus maritimus Morris) che vive e vegeta in poco più di due ettari e che gli stessi studiosi hanno cercato di trapiantare altrove senza però riuscirvi. Il che ha reso ancora più prezioso questo particolare endemismo. È facile inoltre incontrare, tra avvallamenti e alture, pinete di pino d’Aleppo o piccoli insediamenti di ginepro coccolone (zenàive) o di ginepro fenicio (sàina) che si ergono qua e là quasi come sentinelle a protezione delle piante più piccole.

E poi l’isola, a parte la cicindela, è un luogo di felicità per gli ornitologi, perché qui possono osservare e studiare tantissime specie dell’avifauna appartenenti a famiglie sistematicamente distanti grazie, alla varietà degli ambienti che caratterizzano l’isola: si va dalle zone umide delle saline agli habitat rocciosi delle coste a falesia regno quasi incontrastato dei falchi ed in particolare del falco della regina (Falco eleonorae) per il quale proprio sull’isola esiste la più importante, a livello mondiale, stazione di osservazione.

Tra i molti che si sono innamorati dell’isola tanti l’hanno scoperta perché richiamati non da patinati depliant turistici ma dalle sue rarità faunistiche e floristiche. Ernst Jünger è stato forse il primo viaggiatore naturalista a scoprirla e ad esserne affascinato. L’hanno seguito uno stuolo sempre più numeroso di appassionati che hanno provato poi le sue stesse emozioni. E dall’isola sono stati conquistati.

@Nicolo Capriata per il Comune di Carloforte

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